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Classico Manifesto, dal passato al presente

Il vecchio pubblicizza il nuovo. Nella mostra 'Classico Manifesto', in programma dal 12 febbraio al 24 marzo alla Triennale di Milano, si potrà ammirare quel connubio di classico e moderno prestato al commercio. Il David di Michelangelo in jeans, la Gioconda di Leonardo con la messa in piega, il quadro di Picasso rivisitato con le scatole della pasta Barilla.

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Vere e proprie pubblicità con testimonial d'eccezione. "I classici traggono gran beneficio dall'uso improprio che ne fa la pubblicità - ha detto la curatrice della mostra Monica Centenni - mentre la pubblicità citando il classico mette in movimento miti, simboli e migliora grazie al contatto con il patrimonio culturale condiviso". Secondo la Centenni la pubblicità è una particolare forma di espressione artistica. "Il lavoro del creativo pubblicitario - ha spiegato la curatrice della mostra - rivitalizza il classico e, così facendo, rimette in circolo saperi, oggetti e stili della memoria collettiva. Storici dell'arte, filologi classici, semiologi, studiosi della comunicazione e direttori creativi hanno trovato nella produzione pubblicitaria un luogo d'osservazione privilegiato, un punto di fuga per indagare sui nuovi mezzi di trasmissione culturale di massa".

Ma questo è un trend non solo italiano. In Germania il Discobolo di Mirone ha pubblicizzato delle ceramiche, in Francia Givenchy ha scelto una modella che ricorda la nascita della Venere di Botticelli, in Svezia la campagna pubblicitaria per una griffe di abbigliamento giovanile ha simulato La morte del Dandy. Poi ancora la Source di Ingres è il modello per uno spot di Jean-Paul Goude e la Libertà che guida il Popolo di Francia è diventata l'icona di una compagnia telefonica.

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