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Diritti umani, la top 10 dei Paesi a rischio

Se in Occidente la democrazia è una realtà ormai scontata, sono ancora tantissimi i Paesi in cui i diritti sono ancora da conquistare e in cui un viaggio potrebbe essere davvero rischioso: basta sfogliare il rapporto internazionale Freedom House per trovare quei luoghi in cui anche accedere a internet può costare il carcere. Secondo il rapporto sono solo 87 le nazioni che vengono considerate “libere” su un totale di 194, mentre in 60 sono state classificate come parzialmente libere.

Il rapporto sui Paesi a rischio

Nella classifica stilata dal rapporto Freedom House, il primo Paese in cui nessuno vorrebbe trascorrere una vacanza è il Myanmar, l’antica Birmania attualmente in mano a una dittatura militare di stampo comunista, in cui per anni è stata tenuta agli arresti la leader della Lega per la Democrazia, Aung San Suu Kyi. Al secondo posto troviamo invece la Guinea Equatoriale, che ha ottenuto l’indipendenza soltanto nel 1968 ed è governata da Francisco Macìas Nguema, considerato tra i dittatori più feroci della storia e accusato, tra i tanti crimini, anche cannibalismo. Un altro Paese africano, l’Eritrea, occupa il terzo gradino del podio: la popolazione - da 17 anni governata da Isaias Afewerki – è costantemente sottoposta ad arresti e torture.

Africa e Asia, democrazia zero

Segue al quarto posto la Libia, anche nel periodo antecedente all’intervento Nato scattato per mettere fine alla violenta repressione del regime di Gheddafi che, con arresti e torture, sta cercando di reprimere la rivolta della popolazione nei suoi confronti. In quinta posizione troviamo la Corea del Nord, governata dalla dittatura monarchico-comunista del “caro leader” Kim Jong-il che ha creato dei veri e propri lager dove i cittadini sono stati sottoposti a torture, esperimenti medici e aborti forzati.

Guerra civile e religiosa, controllo dei media

Segue al sesto posto un altro Paese africano, la Somalia, dove il movimento islamico fondamentalista al Shabaab ha conquistato con attentati e carneficine il controllo del Paese, istituendo la legge islamica della Sharia. Anche in Sudangli estremisti hanno decimato la popolazione nomade e cristiana in nome della religione mentre la cultura e la storia religiosa del Tibet, occupato dalla Cina dal 1959, è stata quasi totalmente annientata in cultura da Pechino. Agli ultimi posti della classifica, poi, troviamo Turkmeninstan e Uzbekistan, dove vige un forte controllo dei media e una severa limitazione dei diritti primari.

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