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Ecco come salvarsi in caso atterraggio senza paracadute

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Le chances di sopravvivenza a disposizione di chi si trova a precipitare dall’alto senza paracadute sono ridotte, anzi minime: se però sulla superficie di atterraggio è presente un corso d’acqua, una foresta con fitta vegetazione oppure una vasta area innevata, le possibilità di sfuggire alla morte aumentano esponenzialmente.

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Una preziosa ancora di salvataggio, come sarebbe logico pensare, si può trovare nel mare dove una profondità superiore ai tre metri e mezzo consente un impatto sostenibile al corpo in caduta libera: discorso simile per fiumi e laghi con acqua non di livello inferiore.

Molto più complicato, anzi quasi impossibile l’atterraggio in zone urbane, a meno che non vi sia il “miracolo” di un rimbalzo su superfici flessibili o comunque in grado di attenuare lo schianto (ad esempio roulotte, case con tetto in legno e rimorchi di mezzi pesanti) permettendo alla persona priva di paracadute di salvare la pelle.

(Lezioni di paracadutismo: ecco una delle principali tecniche di atterraggio. Video)

I rami di un bosco ricco di pini, nel corso del secondo conflitto mondiale, offrirono in circostanze ai limiti della leggenda riparo al pilota di un velivolo precipitato facendo da “tappeto” salva-vita nonostante l’altezza di oltre 5mila metri dalla quale era iniziata la picchiata.

Una sorta di manuale di sopravvivenza per vittime di cadute dal cielo senza protezione è stato ideato dal sito web “HowStuffWork Adventure” e le raccomandazioni all’indirizzo degli appassionati di volo sono solo in apparenza banali: prima di rassegnarsi all’impatto letale col suolo occorre riflettere sulle poche ma importanti “vie di scampo” a disposizione del pilota o passeggero in pericolo di vita.

Secondo l’opinione diffusa tra gli esperti, a quanto pare il tempo che intercorre tra l’inizio e la fine del volo a tutta velocità (fino a 200 km all’ora) verso la terraferma è più o meno di 60 secondi, qualora la caduta abbia avuto origine da un’altezza di almeno 12mila piedi.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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