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Expo in un giorno (di ordinaria follia): dalla Carbonara del Nepal al popolo eletto dei passeggini

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di Simone Rausi

Ogni bravo turista che si rispetti, prima di andare a visitare Expo2015, si regala un imprescindibile rito: controllare su Internet quali padiglioni vale la pena visitare. Se li appunta su un foglio di carta, traccia perfino un itinerario ragionato che possa ottimizzare tempo e chilometri percorsi, ma poi butta tutto al primo cestino della differenziata. Entra con la convinzione che il padiglione del Regno Unito sia una delle cinque cose da vedere prima di morire ma poi una signora in coda al padiglione della Colombia gli dice che il suo salotto è ampiamente più interessante e allora finisce tutto lì. Crollano le certezze, lo sconforto prende il sopravvento e l'ansia di riempire il passaporto gadget con quanti più timbri possibile trasforma ogni turista in una brutta persona che guarda con aria di sfida e disprezzo la pensionata giapponese a fianco che è riuscita ad ottenere un timbro dagli Emirati Arabi Uniti. Fate così: onde evitare un'ulcera duodenale perforante (tanto, a fine giornata, dovrete già fare i conti con vesciche ai piedi, cefalee, annebiamento della vista e confusione) dimenticatevi di tutte le guide sui padiglioni che avete letto finora e affidatevi a questo sincero e onesto racconto. Vi aiuterà a non ripetere certi sbagli...

Se non siete ancora andati all'Expo sappiate che avete ormai perso le giornate migliori, quelle contraddisitinte da un flusso di turisti inferiore alla popolazione del Belgio. Questi giorni si sono concentrati solo in una ristrettissima porzione di Luglio. Ad Agosto c'è stato il boom delle ferie, Settembre è il mese delle scolaresche, Ottobre è quello dei ritardatari e dell' "andiamo un'ultima volta prima che chiuda". Ormai è fatta, qualsiasi sia il giorno della vostra visita (non importa che sia un banale mercoledì feriale) vi sembrerà di essere a Tokio nell'ora di punta (ma farvi sentire cittadini del mondo è uno degli obiettivi di Expo2015). Ad ogni modo, come dice Max Pezzali "nessun rimpianto e nessun rimorso". Passiamo ai padiglioni: ecco quello che potete (ma soprattutto non dovete) fare in un giorno a patto che godiate di sana e robusta costituzione...

Il video tutorial del sedicente inno di Expo2015 imbarazza la rete: "Rimuovetelo"

Il padiglione dell'Irlanda vi fregherà alla grande. È il primo che si presenta nel corridoio dopo il padiglione Zero (che è sempre troppo affollato e poi tanto resta in pianta stabile, visitatelo semmai in uscita). L'entusiasmo è ancora alle stelle, la fila è breve: ci entrerete sicuramente. Quello che troverete però, saranno solo una serie di cartelli che vi comunicano quanto sono in salute le mucche di Dublino e un'arpa che proverete a suonare. L'equilibrio intestinale delle vacche è un tema che non vi ha mai appassionato e l'esperienza con lo strumento celtico vi lascerà un senso di delusione degno del finale di Lost. Uscite, ma nutrite ancora delle speranze. Per questo, in cerca di riscatto, accetterete di fare 45-60 minuti di fila al padiglione del Nepal. D'altronde ci sono le pagode, gli intarsi in legno, i cestini di vimini: insomma, l'esterno promette bene.

Ve lo anticipo: l'attesa comincerà a rendervi delle persone aride ed è per questo che fiorirà in voi un primo (di tanti) sentimento di odio: quello verso le famiglie con i passeggini. Loro sono il popolo eletto, hanno le chiavi del mondo e saltano tutte le code ostentando felicità. In fila verrete investiti da profumi speziati, che è un modo carino per dire che attenderete un'ora con la faccia puntata verso i condotti di ventilazione della cucina. Sentirete più che altro tanfo di aglio bruciato e – se sarete fortunati come me – troverete una famiglia romana che urlerà "Anvedi, stanno a fà du spaghetti aglioeoglio". "Ma che stai a dì, sti africani stanno a fa a Carbonara!". Dopo un'oretta di attesa arriverete all'interno e troverete una sala di 6 metri quadri con un buddha. Questo vi renderà cattivi e nemmeno la meditazione vi salverà. Ah, sotto c'è un ristorante che fa dei ravioli al vapore che vi costano quanto un rene al mercato nero e che, in fondo, sono più saporiti dal cinese sotto casa. Fatevi un favore: Irlanda e Nepal evitateli.

Il Brasile è il primo Big della giornata. Ora, siete disposti ad attendere un'oretta abbondante per camminare su una rete elastica? Scrutatevi dentro e trovate una risposta. Se è si, avrete la motivazione giusta perchè di altro non c'è. Puntate sull'Angola piuttosto, sarà una piacevole sorpresa. Il padiglione della Corea ha sempre ricevuto ottime referenze dalla stampa. La fila è veloce, fuori ci sono delle opere d'arte e dentro c'è qualcuno che si occupa di voi evitando la solita sensazione "Sara Tommasi al settimo shot" che vi prende quando entrate in un padiglione. La guida vi mostrerà megaschermi rotanti, mapping a led e molto altro. Sembra di stare a un concerto di Lady Gaga ma siamo anni luce avanti rispetto a quanto visto fin ora. Praticamente accanto c'è il Belgio ma non pensate di impiegare del tempo in coda perchè il meglio è tutto fuori, nelle friggiotorie di patatine a pochi euro. Non esagerate con i fritti o con i cibi etnici perchè un attacco di dissenteria in quelle condizioni proibitive (bagni lontani chilometri e file a perdita d'occhio) può essere una piaga d'Egitto, o del Turkmenistan, o di dovunque voi siate.

Sicuramente salterete a piè pari Moldova, Lituania, Bielorussia e compagnia bella perchè, anche se fate i cosmopoliti, avrete la percezione che questi Paesi siano sfigati. La Colombia, all'esterno, è davvero truzza con quelle stampe di isole e atolli rubate ai desktop di Windows. Accanto c'è l'Argentina: buona carne, spettacolini live folkloristici ma dentro ci sono solo corridoi con video proiezioni che vi faranno scoprire di avere l'epilessia. A questo punto siete sfatti, cercate del cibo. Probabilmente vi affiderete ai chioschetti esterni che hanno la fila più breve e, pur essendo nello stesso posto che offre nel suo ventaglio gastronomico anche l'hamburger di Zebra, prenderete un panino caprese.

I The Kolors a Expo2015

La Cina si presenta come le candidate a Miss Italia, bella dentro e fuori. Entrate: ci sono pure degli spettacoli live o delle proiezioni nel teatro interno. La fila spaventa ma scorre sempre veloce. Spagna e Regno Unito, invece, sono davvero deludenti, quest'ultimo non ha praticamente un interno. La struttura ad alveare che si vede da fuori è il tutto, a meno che non abbiate voglia di fish e chips. La Francia è molto carina da un punto di vista architettonico, non ha fila e merita una visita. Occhio ai dolci della Boulangerie: sono panetti di burro travestiti da croissant.

Siete all'incrocio con il Decumano ma scordatevi padiglione Italia e albero della Vita a meno che non abbiate preso una settimana di ferie e una tenda canadese quattro posti con fornellino elettrico. Vi trovate a tre quarti del Cardo, il corridoio principale, e cominciate a vedere la luce in fondo al tunnel. Se, a questo punto, avete visto tra i 6 e gli 8 padiglioni state andando alla grande. Siate pragmatici: di più non si può a meno che non abbiate trovato la formula per dilatare lo spazio tempo.

Il padiglione dell'Austria vi tenta: che dentro ci sia un boschetto lo sa anche il vostro gatto e come si fa a resistere a un boschetto dentro una fiera in città? Ci sono molti posti a sedere: il consiglio è quello di fermarvi e bivaccare tra i pioppi e gli spruzzi di aria vaporizzata. Ricaricate le pile, prendete un panino (sono buoni) e state in silenzio, in un angolo, immobili come i gatti che vanno a morire soli. Passiamo agli Usa perchè si sa che gli Americani fanno sempre le cose in grande, ma non in questo caso: ci sono solo video di Obama e cartoni sui tacchini ma non c'è fila e potrete provare il brivido di avere un nuovo timbro nel passaporto. Ah, secondo questa logica fate un giro anche nell'orrendo padiglione del Turkmenistan dove non ci sono neanche gli addetti ai lavori ed entrate lisci. Siamo praticamente alla fine della visita, si è fatta una certa e voi non siete più in grado di intendere e di volere. Ci sono solo due domande che restano ancora irrisolte: e il Giappone e gli Emirati Arabi?

Sono i più gettonati di tutti ma non avete la minima speranza di vederli. A qualsiasi ora del giorno ci sono dalle 2 alle 3 ore di fila (nessuna esagerazione, non è un'iperbole). Anche la strategia di correre subito in fondo (sono più o meno alla fine) per evitare le code non paga. La verità è che nessuno ha mai visto il padiglione del Giappone. Probabilmente non esiste, è qualcosa alla Matrix o alla Inception. Tornate a casa, mettete i piedi a mollo e fatevi una camomilla. In fondo, dentro al vostro cuore, se cercate bene, saprete che nonostante tutto ne è valsa la pena. Buon Expo!

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