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Il Marocco e il fascino delle dune

Chi non è affascinato dal deserto? Quello classico, "biblico", fatto di sabbia, dune, sole e paura millenaria? L'antropologa Antonella Giacomini ci suggerisce un tipo di viaggio particolare: da sola, insieme al marito e alla figlia di sette anni, è partita da Ceuta con due jeep, delle tende ed alimenti sufficienti per raggiungere ogni volta un'oasi o un villaggio. La via percorsa è quella che un tempo, le carovane, percorrevano in 52 giorni: Erfoud, Rissani, Ouarzazate, Zagora. Le porte del deserto per raggiungere, infine, Tombouctou.

Alle spalle Ceuta, un luogo senza identità, tra colonizzazione spagnola e terra magrebina, un confine segnato dall'uomo senza rispetto della natura che unisce. E' sconsigliato percorrere la P99, la statale che cavalca il Rif, la catena motuosa che corre parallela alla costa mediterranea. Ma il Rif è una distesa di foreste di cedri e querce da sughero, imperdibile. Perciò, con una guida Tuareg, si può vivere un'esperienza unica tra gli hammada (vasti altipiani frastagliati), i reg (distese di pietre e ghiaia dove crescono radi cespugli) e le kasbah, le città del deserto, che insieme all'erg (il deserto) caratterizzano queste zone del Marocco.

Cercare di mangiare occidentale, oltre ad essere rischioso, è anche un peccato, perchè la cucina marocchina ha sapori speziati ma non troppo forti. I piatti più comuni sono il couscous e la tajina, carne e verdura cotte insieme in una particolare pentola di terracotta. La bevanda che accompagna tutto è il tè verde aromatizzato con foglie di menta.

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