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Roma, la mostra di Caravaggio e Francis Bacon

Fino al 24 gennaio 2010 la Galleria Borghese, a Roma, ospiterà la tanto attesa mostra che accosta due geni della pittura, Caravaggio (1571-1610) e Francis Bacon (1909-1992). L'esposizione và ad aprire le celebrazioni per il IV centenario della morte di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, e il I centenario dalla nascita di Bacon. Nella Capitale così sono arrivati una decina di dipinti del Caravaggio che arricchiscono la raccolta del museo romano e una ventina di tele dell'artista inglese.

La mostra, aperta ieri nell'ambito del progetto espositivo "dieci grandi mostre", emozionerà di certo i visitatori che si troveranno ad ammirare le intense opere di questi due grandi artisti vissuti a quattrocento anni di distanza l'uno dall'altro. Del Caravaggio sono esposte quattordici tele, sei della collezione permanente del museo Borghese e otto prestiti come la "Negazione di Pietro" del Metropolitan di New York, la "Caduta di Saulo" di Santa Maria del Popolo a Roma, la "Resurrezione di Lazzaro" del Museo regionale di Messina, il "Ritratto di Antonio Martelli, Cavaliere di Malta" di Palazzo Pitti, il "Martirio di Sant'Orsola" di Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli. Di Bacon, invece, sono esposte sedici opere, considerando i due trittici in tutto venti. Tra queste il Trittico "August 1972" della Tate Gallery di Londra e il "Triptych inspired by the Orestia of Aeschylus" di Oslo.

Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese e curatrice della mostra, nel catalogo ha scritto: "La mostra non vuole ipotizzare una discendenza di Bacon da Caravaggio, ma vuole offrire allo spettatore un'esperienza estetica unica. La pittura di Bacon non ha riferimenti a Caravaggio, se non per l'ipotesi che la figura del Narciso alla galleria Barberini, a lui ancora attribuito da alcuni studiosi, abbia fornito la traccia mnemonica per Triptyc-Studies of the Human Body (1970). Certo, l'occhio critico di Bacon, quello che forma la sua cultura di conoscitore di pittura, sa molto di Caravaggio, non nella profondità inconscia della psiche, ma in quella sensibile e persino istintiva del gusto intellettuale".

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