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Treni regionali, aumentano i prezzi. Finisce l'era dello "scavallo"

Le ferrovie stabiliscono nuovi rincari per i biglietti dei treni. Fin qui nulla di eccezionale, se non fosse che il nuovo aumento è in realtà la fine di una "trucco" perfettamente legale, che i pendolari dei treni regionali realizzavano da anni ai danni delle ferrovie, sfruttando la discrepanza di tariffe esistente fra abbonamento regionale e nazionale.

Succedeva così che in alcune zone, precisamente quelle a confine fra le varie regioni, per pagare di meno il viaggiatore solesse acquistare il biglietto non nella propria stazione di riferimento, ma in quella dopo o quella precedente. I prezzi delle tratte, infatti, variano da regione a regione, ma soprattutto variano fra regionale e nazionale. Di conseguenza un biglietto "regionale" poteva diventare "nazionale" quindi più economico, utilizzando lo "scavallo", cioè acquistandolo nella stazione poco più lontana: viaggio solo apparentemente più lungo, in realtà più economico. Questo era il metodo usato dai pendolari del Piacenza-Milano, ma anche di Valmadonna-Milano, Mortara-Milano, Verona-Milano, Peschiera-Milano, S.Giuliano Piemonte-Genova, Tortona-Genova e così via fino alla Sicilia con la tratta Palermo-Milazzo (più costosa della Palermo-Villa S. Giovanni).

Ora questo stratagemma non è più praticabile.. Dal primo novembre, infatti, su tutti i treni regionali saranno applicate le tariffe stabilite da ciascuna regione, anche quando il viaggio inizia in una regione e termina in un’altra. Il nuovo costo insomma sarà la somma delle tariffe regionali. E' la fine di un'epoca e per le ferrovie si stima un aumento del prezzo finale di circa 9-10%, che interesserà circa 60-70.000 pendolari su un totale di un milione di viaggiatori quotidiani.

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