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USA, sorvegliati i viaggiatori all'estero

Amici, abitudini, compagni di viaggio, perfino libri. Tutto finito sotto l'attenta lente d'ingrandimento del governo americano, più precisamente del Department of Homeland security, organo deputato a controllare chi esce ed entra dai confini degli Stati Uniti con l'obiettivo di preservare la sicurezza nazionale da attacchi terroristici e dell'Ats (Automated Targeting System), un sistema computerizzato dallo sconfinato numero di dati che, sin dalla metà degli anni novanta, monitora i viaggiatori ed il cui "lavoro" è cresciuto in maniera esponenziale all'indomani dell'11 settembre 2001.

Un'intrusione poco gradita, quanto inimmaginabile per proporzioni, nella privacy degli americani e denunciata dal Washington Post dopo una segnalazione arrivata da un gruppo di attivisti per la difesa dei diritti civili. Si è scoperto così l'attività stakanovista del "Grande Fratello" americano, un occhio spalancato sugli affari privati dei cittadini americani in grado di comunicare non solo itinerari dei viaggiatori, ma anche nomi, libri, voli aerei, informazioni sulle carte di credito utilizzate, numeri di telefono, e-mail, indirizzi e prenotazioni di alberghi, automobili e perfino il tipo di letto richiesto in albergo.

"Nell'ultimo anno sono stato fermato e trattenuto ben sette volte al confine con il Canada - ha raccontato Zakariya Reed, un vigile del fuoco di Toledo in Michigan - mi è stato chiesto delle mie opinioni politiche, espresse sulle pagine di un giornale locale in cui criticavo la politica americana in medioriente". "Il governo federale - ha detto al Washington Post John Gilmore, un attivista di San Francisco i cui dati sono stati richiesti dall'Identity Project, un gruppo che si occupa del diritto alla privacy - sta cercando di costruire una società sorvegliata. Lo sta facendo con le migliori o peggiori intenzioni, ma questo sta succedendo senza il nostro consenso e senza che ci sia consapevolezza".

Pressato dalle accuse di violazione della privacy, Michael Chertoff, segretario dell'Homeland Security, si è difeso più volte "se abbiamo imparato qualcosa da ciò che è accaduto l'11 settembre - disse nell'estate dello scorso anno - è che abbiamo bisogno di collegare nel modo migliore possibile ogni dettaglio che riguarda minacce potenziali. Dopo gli attentati del 2001, usando le carte di credito e i tabulati telefonici siamo riusciti a identificare i collegamenti tra i terroristi e le persone che erano legate a loro. Ma non sarebbe meglio riuscire a farlo prima che un dirottatore salga a bordo?".

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