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"Venezia è mercificata", parola di Brunetta

Secondo il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, la città dove è nato, Venezia, sta vivendo una grave crisi. "Venezia oggi è la città dei magnati e dei centri sociali - ha detto Brunetta - degli archistar e della chimica vecchia e velenosa. Dei tycoon e dei giocatori del casinò. Una città mercificata e svenduta da una classe dirigente che ha alzato bandiera bianca su Palazzo Grassi e sulla Punta della Dogana, rinunciando a qualsiasi progettualità per il futuro, inalberando enormi cartelloni pubblicitari che non hanno uguali al mondo per volgarità. Una classe dirigente in fuga, come l'aristocrazia veneziana che si arrese a Napoleone senza sparare un colpo. Eppure il Rinascimento di Venezia è possibile - ha sottolineato il ministro - è il momento giusto, perché i veneziani non ne possono più del declino di Venezia; gli italiani stessi non ne possono più di una Venezia parassitaria, che non serve all'Italia. Il primo passo non sarà chiedere altri soldi; sarà ripartire da una nuova base economica". Come evidenziato dal quotidiano Il Corriere della Sera Brunetta è pronto a "costruire, o contribuire a costruire, il nuovo Rinascimento di Venezia".

Il ministro sembra non avere dubbi. La colpa di questa crisi è della classe dirigente di centrosinistra "con il marchio di Massimo Cacciari". A tal proposito Brunetta ha affermato: "Se si confronta la Venezia di oggi con quella dei primi Anni '90, si vede che il degrado è continuato, e le poche cose buone, come il Mose, sono avvenute contro la volontà di questa classe dirigente. E' prevalsa una cultura ideologica, clientelare, passiva, assistenzialistica, con le punte aberranti dei centri sociali, priva della visione necessaria, incapace di chiudere la storia gloriosa ma finita della chimica e della petrolchimica a Marghera. Si vive un'agonia lenta, mentre ci vorrebbe il coraggio di dire: basta petrolio in laguna, basta ciclo del cloro; facciamo le bonifiche, ma in modo pragmatico, non fondamentalista come chiedono i Verdi, che vorrebbero piantare le erbette medicinali. Il polo industriale di Marghera va salvato, perché nella nuova Europa Venezia è tornata al centro dei traffici tra Est e Ovest, tra il Nord e il Sud del Mediterraneo. Dobbiamo puntare su altre produzioni, sul terziario, sul quaternario: porto, logistica, un waterfront come a Londra, nuova residenza, tempo libero, design. E un welfare che sostenga i giovani, e in questo modo la demografia".

Il ministro ha poi parlato di "mercificazione della città". Brunetta ha spiegato: "Dare a Pinault pezzi importanti di Venezia denota un'inadeguatezza culturale e strategica. Non sono nazionalista, la colpa ovviamente non è di Pinault, che va ringraziato per aver investito su Palazzo Grassi e restaurato la Punta della Dogana. La colpa è di una classe dirigente che in maniera miope e provinciale ha alzato le mani davanti al magnate e al tycoon di turno, anziché trovare soluzioni all'altezza di quelle di un Volpi. Si governa a vista, si distrugge la città, si vendono i gioielli di famiglia per pagarsi un sociale sempre più parassitario".

Per rilanciare la città secondo il ministro bisogna ricominciare da capo, in particolar modo sarebbe necessario "rilanciare Marghera e dare finalmente dignità di città a Mestre. Completare il Mose. Fare la metropolitana sublagunare, un anello invisibile perché costruito in fondo alla laguna che risolve l'insularità di Venezia, collegando aeroporto, ferrovia, Lido, Giudecca. E completare quello che Renzo Piano chiama il Magnete: il sistema viario intorno allaeroporto".

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